31 gennaio 2005


Elezioni in Iraq

Prima erano le armi di distruzione di massa: inesistenti. Poi venne la guerra al terrorismo: effettivamente l'invasione generò il terrorismo che cercava. Adesso la democrazia: ma può una democrazia fiorire in regime di occupazione militare? Neppure i probabili vincitori delle elezioni, gli sciiti, sembravano crederlo, però una settimana prima delle elezioni...

•  http://www.thenation.com/blogs/outrage?bid=13&pid=2162 [in inglese]

Incidentalmente, l'ambasciatore americano John Negroponte nell'intervista di una settimana fa al network ABC, riportata qui sotto, escludeva che il prossimo governo irakeno possa richiedere in tempi brevi il ritiro delle truppe americane. Nell' altra intervista, alla CNN, Negroponte, per la cui ambasciata il governo americano ha chiesto uno stanziamento di 5 miliardi di dollari, trovava del tutto normale che le elezioni, date le condizioni di sicurezza, si svolgessero senza la presenza di osservatori internazionali, convinto che gli irakeni - diversamente dagli ucraini o dagli afghani (ndr) - fossero in grado di garantire il corretto svolgimento delle operazioni.

•  http://www.state.gov/r/pa/prs/ps/2005/41131.htm [in inglese]

•  http://www.state.gov/r/pa/prs/ps/2005/41132.htm [in inglese]

Infine per una valutazione dei risultati elettorali che verranno, vedere:

•  http://www.zogby.com/news/ReadNews.dbm?ID=957 [in inglese]

 

 

1 febbraio 2005

 

 

Ancora sulle elezioni irakene.

le informazioni e le riflessioni di Sami Ramadani, esule  a Londra, che ricorda i precedenti del Vietnam e dell'America centrale, dove il controverso ambasciatore americano John Negroponte si è fatto, per così dire, le ossa negli anni '80.

• Sami Ramadani, The Vietnam turnout was good as well [The Guardian]

 

 

Intanto in America..

con una lettera aperta al Congresso, un gruppo di "falchi" appartenenti ad uno schieramento bipartisan afferma che l'esercito americano è prossimo a diventare una "broken force", quindi incapace di sostenere il "generational commitment" nel grande Medio Oriente. Il problema sono i "danè": ci vogliono i consumi per sostenere l'economia, ci vogliono i soldati e le armi per fare le guerre, e alla fine chi paga?

• Letter to Congress on Increasing U.S. Ground Forces [New American Century]

 

 

Nel 60mo anniversario...

della liberazione di Auschwitz, Ami Eden, direttore di Forward, storico giornale dell'emigrazione ebraica negli Stati Uniti, denuncia il rischio che l'abuso dell'accusa di antisemitismo possa ritorcersi contro gli ebrei.

• Ami Eden, When David becomes Goliath [The International Herald Tribune]

 

 

Curiosità:

come Sharansky, recente scoperta del Corriere della Sera, sia diventato uno degli autori preferiti del presidente americano.

• Amir Oren, Bro, talk to his brother [Haaretz]

 

 

2 febbraio 2005

 

Un passo verso la legalità.

In America un giudice rimette in discussione lo status dei prigionieri di Guantanamo.

• Jim Lobe, Pentagon's Guantanamo Courts Ruled Illegal [LewRockwell.com]

 

 

Il colpo messo a segno da Citibank...

sul mercato dei titoli di stato la scorsa estate continua a far discutere. Mentre si attende il giudizio delle autorità sui controlli interni della banca, ci si chiede come un mercato così professionale e così liquido possa essere anche così vulnerabile.

• Citigroup planned larger contentious bond deal  [Financial Times]

 

 

Problemi della categoria.

• Randy Dotinga, Are bloggers journalists? [The Christian Science Monitor]

 

 

3 febbraio 2005

 

...E un passo verso l'illegalità.

Il senato americano si appresta a votare la conferma di Gonzales a ministro della giustizia. L'intervento del sen. Byrd mette in chiaro le ragioni per le quali Gonzales merita la bocciatura. A quanto pare però, non tutti i democratici sono su questa linea, così la nomina è quasi certa.

• R.C. Byrd Respecting the Spirit and Letter of the Law [Commondreams]

 

 

L'indipendenza del Kossovo.

A sei anni dal bombardamento umanitario di Serbia e Kossovo si sta avviando il warm up diplomatico / propagandistico. A quando una bella e approfondita discussione al Parlamento europeo, alla Commissione e al Consiglio sul futuro della ex Yugoslavia (senza aspettare che tutto si decida a Washington)?

• N. Malic, The New Kosovo War [AntiWar]

 

 

Il ventunesimo  si dice che sarà il secolo dell'Asia.

La potenza del futuro negli anni '80 del secolo scorso sembrava il Giappone, ora sembra la Cina, ma Daniel Lian (Asia - Pacific: which Pacific century?) dice di tenere d'occhio l'India.

• [Morgan Stanley]

 

 

4 febbraio 2005

 

 

Paradossi.

Mentre tutti pensano di ridurre le tasse, la Svezia le aumenta. Ma è anche il paese  che ha il più alto tasso di crescita  della produttività nell'UE e un'economia che cresce più della media.

• N. George, Sweden considering increases in tax [Financial Times]

 

 

Allargamento (dei criteri).

300.000 serbi sono stati costretti a fuggire dalla Croazia durante le guerre yugoslave degli anni '90. Ora l'UE sta per affrontare il negoziato per l'ammissione della Croazia senza neppure mettere all'ordine del giorno la questione del loro ritorno o del loro risarcimento. Per Solana, che non si capisce a nome di chi parli, l'unica preoccupazione sembra quella di avere il via libera da Carla Del Ponte, procuratore del tribunale speciale dell'ONU.

• Balkan home truths [The Independent]

 

 

Selezione preventiva.

I cristiani della chiesa siriaca nel nord dell'Irak e in America non hanno potuto votare.

• E. Fleischauer, Iraqi Christians claim their votes blocked [Decatur Daily]

 

 

Il trionfo della propaganda.

Da W (Wilson) a W (Bush II), passando per Hitler.

• S. Bender, Karl Rove & the Spectre of Freud’s Nephew [LewRockwell] 

 

 

7 febbraio 2005

 

 

Volontari o coscritti? Miti e realtà.

• J. Levich, Chomsky and Conscription [Counterpunch.org]
 

 

 

Le linee-guida del nation building.

Di iracheno ci sono stati gli elettori. Ma la costituzione transitoria e gli altri documenti sulla cui base si sono tenute le elezioni sono stati redatti altrove. E allora: quale legittimità hanno elezioni basate su documenti scritti da una forza occupante? Uno degli estensori, Noah Feldman, professore alla New York University School of Law, lo spiega.

• What We Owe Iraq: An Interview with Noah Feldman [MotherJones.com]
 

 

Giustizia fatta in casa.

Dove le testimonianze - anche quelle registrate - non contano. E' il modello delle forze occupanti, da Okinawa a Gazah, che con la scusa di avere regole e sistemi giudiziari più avanzati degli occupati, in realtà garantiscono l'impunità ai criminali.

• L. El-Haddad, Israeli army commander released [Aljazeera.net]

 

 

 

8 febbraio 2005

 

 

Europa

I numeri ci sono, la Costituzione è in procinto di essere approvata, manca il riconoscimento politico internazionale. E' possibile che l'America, che ha sempre considerato l'Europa poco più di un grande libero mercato e che ha spesso lavorato alla frammentazione dei suoi Stati sovrani, possa compiere un passo in questa direzione?

• J. Rifkin, Bush must face up to a rising power [The Guardian]
 

 

America.

A guardare bene i dati, il quadro economico americano è assai poco brillante. Un economista che ha lavorato nell'Amministrazione Reagan lo sintetizza in maniera efficace: l'occupazione cresce solo nei settori che non possono produrre altrove (i servizi), l'America importa tutto quello che non produce più (i manufatti di ogni tipo), con la conseguenza di essersi indebitata presso gli asiatici e gli europei per oltre 3300 miliardi di dollari. E se i creditori chiedessero di saldare il conto?

• P. C. Roberts, More bad news on the jobs front [Counterpunch.com]

 

 

 

Cina.

Anche in Cina, l'economia ha dei punti critici e di non poco conto, e gli stessi cinesi non lo negano. Ma mettono anche in evidenza i punti di forza, che invece in Occidente passano sotto silenzio.

• Fan G., China's tough choices [Global Agenda]

 

 

 

La pratica del displacement.

E' rimasto meno del 20% di una popolazione di 400mila abitanti, non una casa è stata risparmiata, e le truppe americane, ma soprattutto sciite e curde la fanno da padrone: eppure cinque anni fa si era intervenuti in Kosovo per prevenire la fuga coatta degli abitanti albanesi ...

• M. Bôle-Richard, Des habitants de Falluja tèmoignent de la destruction de leur ville [Le Monde]

 

 

 

9 febbraio 2005

 

 

Responsabilità.

Il collegamento logico fra tortura e parole d'ordine come: shock and awe.

• W. Pfaff, The Truth About Torture [The American Conservative]
 

 

Protezione o limitazione della sovranità?

Il problema delle basi militari americane in Europa (con o senza armi nucleari).

• E. Schmitt, U.S. keeping a sizable nuclear arsenal in Europe [International Herald Tribune]

 

 

Etica e finanza.

Come approfittare delle debolezze altrui e farlo con classe.

• R.J. Shiller, How Wall Street learns to look the other way [International Herald Tribune]

 

 

 

10 febbraio 2005

 

 

Contraddizioni.

Mentre non si conosce ancora la percentuale dei votanti ed è stato annunciato un recount delle schede, per venire a capo di numerose irregolarità, i democratici occidentali continuano a dividersi sulla portata e il significato delle elezioni irakene. Riflettendo sugli orientamenti e sulle improvvisazioni del governo americano, più che sui grandi principi, Meyerson sottolinea la contraddizione fra ciò che si fa in Irak e ciò che si intende fare in Iran.

• H. Meyerson, Fighting for Islamic Law [Washington Post]

 

 

Fallujah.

Un'ulteriore testimonianza dalla quale appare evidente che i civili e gli ospedali erano degli obiettivi veri e propri e non "danni collaterali" delle operazioni militari.

• Dahr Jamail, Stories from Fallujah [Dahr Jamail Iraq Dispatches]

 

 

 

 

Documento

Nouriel Roubini, un bocconiano conosciuto più all'estero che in Italia, e Brad Setser descrivono in dettaglio i meccanismi finanziari che legano l'America alle economie asiatiche. Soprattutto traggono le conclusioni: se il più grande debitore del mondo non si affretta a mettere ordine ai propri conti, più prima che poi i suoi creditori d'oltreoceano (Pacifico, in questo caso) chiederanno il saldo delle cambiali, e la recessione americana che ne seguirà trascinerà il resto del mondo con sè.

• N. Roubini - B. Setser, Will the Bretton Woods 2 Regime Unravel soon? [Stern School of Business]

 

 

11 febbraio 2005

Elezioni irakene.

Il senso di sorpresa e di perplessità che il mancato annuncio della percentuale dei votanti suscita, giustifica lo scetticismo del detto citato da Steele nell'articolo: ciò che conta non sono i voti, ma chi li conta. Nel suo reportage, JS non manca di affrontare alcuni miti sulle elezioni irakene, con richiami all'Iran e al Salvador.

• J. Steele, The cheers were all ours [The Guardian]
 

 

Gladio.

Dal Salvador all'Italia è invece il cammino di questo articolo che parla dei precedenti storici delle azioni coperte e dell'uso spregiudicato dei terroristi da parte del Pentagono o della NATO.

• L. Rajiva, The Pentagon's "NATO Option" [Commondreams]

 

 

 

Conservatori contro neoconservatori.

La battaglia per la Corte Suprema degli Stati Uniti in una prospettiva storica.

• B. Ackerman, The Art of Stealth [London Review of Books]

 

 

 

14 febbraio 2005

 

 

I risultati delle elezioni.

R. Wright dice che al Dipartimento di Stato si è tirato un sospiro di sollievo nell'apprendere che l'Alleanza sciita si era fermata al di sotto del 50%. Si può aggiungere che lo stesso risultato sarebbe stato più trasparente se il numero e la percentuale dei votanti fossero stati dati in anticipo. Nel commento al voto, R.W. sottolinea le affinità filoiraniane di Sistani, leader sciita, e Talabani, leader curdo; P. Galbraith sostiene invece che sciiti e curdi troveranno un modus vivendi per governare (anzi l'hanno già trovato), ma sulla costituzione ci sarà scontro.

• R. Wright, Iraq Winners Allied With Iran Are the Opposite of U.S. Vision [Washington Post]

• P. W. Galbraith, Peril in Iraq's Constitution [The Los Angeles Times]

 

 

Iran.

Un autorevole scienziato fa il punto sulla via USA all'illegalità.

• G. Prather, Sandbagging the EU [WorldNetDaily]

 

 

Palestina.

Lo scetticismo e l'ironia di un grande reporter.

• R. Fisk, Peace without Justice [Truthout]

 

 

Palestina.

Lo strano ruolo di un generale americano.

• A. Oren, Okay, give me 30 push-ups [Haaretz]