28 febbraio 2005

Non proliferazione nucleare.

Oggi si riunisce a Vienna il Consiglio dell’Agenzia Atomica Internazionale (IAEA) dal quale non sono attese novità riguardo alla questione iraniana, per il momento nelle mani del trio Francia - Germania - Gran Bretagna. Come è noto, le ispezioni dell’IAEA non hanno portato ad alcuna scoperta che dimostri l’intenzione dell’Iran di fabbricare la bomba. La corrispondenza Reuters avanza l’ipotesi che gli Stati Uniti abbiano dato tempo fino a giugno al trio europeo per raggiungere un accordo con l’Iran per la rinuncia al programma energetico nucleare, dopo di che...

Il comportamento degli Stati Uniti, che vogliono imporre la propria legge al di fuori o contro i trattati internazionali, è fortemente criticato da Chomsky e Gerson nei due articoli seguenti, dove fra l’altro viene ricordato che tra gli impegni previsti dal Trattato di Non Proliferazione nucleare (NPT) c’è quello delle grandi potenze di smantellare i propri arsenali.

Il testo dell’NPT può essere ripreso dall’ultimo link, che rimanda anche a un interessante rapporto dell’IAEA pubblicato la settimana scorsa, intitolato Multilateral Approaches to the Nuclear Fuel Cycle, dove si giudica necessario un rafforzamento della cooperazione internazionale per lo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare.

·          L. Charbonneau, US May Give EU Till June to Coax Iran on Nukes [Reuters]

·          N. Chomski, Nuclear Terror at Home [IRC]

·          J. Gerson, No More Nuclear Hypocrisy [Commondreams]

·          C. Buell, Nuclear fuel production should be internationalized [JURIST]

 

 

Iraq democratico.

Tre aspetti diversi, non proprio promettenti, del quadro post-elettorale. Il primo riguarda la vita quotidiana a Baghdad, descritta da una massaia-blogghista, acuta e ironica osservatrice del continuo degrado della convivenza civile. Il secondo ha per oggetto le vendette impunite degli sciiti contro gli ex-baathisti. Il terzo affronta la questione delle milizie e dei possibili “warlord”.

•  Bagdad Street Scene [Wanniski]

•  H. Allam, Revenge killings of members of Saddam's former regime rise [Knight Ridders]

•  E. Wong, Kurds Vow to Retain Militia as Guardians of Autonomy [New York Times]

 

 

Vent’anni fa…

saliva al potere Gorbachev. Nel suo rapido schizzo, Stephen Cohen ne esalta la figura e trae conclusioni sconfortanti, per la Russia e per l’Occidente, dagli sviluppi degli ultimi 15 anni.

•  S.F. Cohen, The Political Tragedy of Russia [Commondreams]

 

 

 

25 febbraio 2005

 

Il modello americano.

A differenza degli Stati Uniti, in Gran Bretagna il potere giudiziario è ancora indipendente da quello politico. Ma il Ministro dell'Interno laburista ha sottoposto all'esame del Parlamento una nuova legislazione anti-terrorismo (da approvare entro il 14 Marzo), che oltre a prevedere significative misure di restrizione delle libertà civili, consegna nelle mani del ministero stesso la loro applicazione, scavalcando così il potere giudiziario. Particolari che spingono Suri a ritenere tale progetto di legge ancor meno liberale dei Patriot Acts americani, ma soprattutto in contrasto con la Convenzione Europea sui Diritti Umani. Un altro aspetto della "special relationship" di cui parla il Rapporto Armitage riportato ieri.

• S. Suri, This makes Guantanamo look liberal [Inter Press Service]

 

 

L'istanza europeista.

L'immagine realistica che il Rapporto Armitage offre della politica inglese contrasta per fortuna con il panorama dell'opinione pubblica del paese, dove le posizioni europeiste appaiono spesso più consapevoli e decise che sul continente, in particolare sulle questioni di politica estera. Come nel commento del Guardian, che invita l'Europa a prendere le distanze dalle iniziative di Stati Uniti e Israele contro la Siria, o nella cronaca della BBC, che riporta con evidenza gli annunci e le smentite riguardanti le basi americane in Europa, un argomento sul quale l'Europa stessa pare non abbia niente da dire.

•  J. Steele, Now Syria is at the top of the bad guys' league table [Guardian]

•  US troops to remain in Europe [BBC]

 

 

Un tema caldo...

anche per noi quello delle conferenze stampa addomesticate e del silenzio dei grandi organi di informazione.

In questo caso il Signor Gannon interveniva con domande di comodo o con gratuiti attacchi ai Democratici ogniqualvolta Bush o i funzionari della Casa Bianca apparivano in difficoltà.

•  E. Boelhert, Gannongate: it's worse than you think [Truthout]

•  What liberal media? [DailyKos]

 

 

 

24 febbraio 2005

 

Ex Yugoslavia.

Malic fa il punto sull'offensiva propagandistica a favore dell'indipendenza del Kossovo. Come al solito emerge l'immagine di un'Europa acefala, che questa volta parla per bocca di danesi o di sloveni senza alcun mandato, invariabilmente a rimorchio delle iniziative anglo-americane.

L'episodio riportato da Le Monde conferma il sospetto che gli americani nei Balcani perseguano obiettivi non sempre in linea coi trattati e quasi certamente divergenti dagli interessi europei.

• N. Malic, Convergence in Kosovo [Antiwar]

• P. Smolar, Bosnie: une opération de la police française a échoué après une intervention américaine  [Le Monde]

 

 

 

Sviluppi nell'Asia Orientale.

Giapponesi e americani hanno congiuntamente dichiarato che mantenere la pace nello Stretto di Taiwan è un obiettivo strategico comune. Nulla di inatteso quindi nella reazione infastidita della Cina, ma decisamente sorprendente l'apertura fatta da Taiwan a quest'ultima: governo e opposizione non hanno escluso alcuna opzione nell'evoluzione dei rapporti tra i due paesi, neppure un eventuale ricongiungimento (primo link). Al tempo stesso i falchi giapponesi preparano nuove mosse: lo sostiene Takahashi (secondo link) che, nella seconda parte del suo pezzo, riferisce l'intenzione del partito di maggioranza (LDP) di modificare entro l'autunno la Costituzione pacifista. Il Rapporto Armitage (terzo link) vede in un Giappone riarmato e riportato al ruolo di potenza regionale una Gran Bretagna asiatica che, aggiungiamo noi, come la Gran Bretagna terrebbe il piede in due staffe: da un lato alleato strategico degli Stati Uniti, dall'altro membro di una comunità economica con la Cina e gli altri paesi dell'area.

• S. Grauwels, Taiwan open for unification with China [ABC News]

• K. Takahashi, Japan to become 'Britain of teh Far East' [Asia Times]

• AAVV, The United States and Japan: advancing toward a mature partnership [Institute for National Strategic Studies, National Defense University]

Infine, nel breve saggio di McCormack una ricostruzione accurata della questione nord-coreana, con le posizioni dei protagonisti e l'evidente isolamento degli Stati Uniti.

• G. Mc Cormack, Pyongyang waiting for the spring [TomDispatch]

 

 

 

23 febbraio 2005

 

Putin.

I vari Mc Cain, Lieberman, Hoolbrooke, Albright, ecc. che attaccano Putin in nome della democrazia, sono in realtà degli stolti: è l'opinione di P. Buchanan, uomo di destra, ma con un'idea meno imperiale della democrazia.

Nel suo articolo, F. Hill analizza le ragioni e le difficoltà del progetto di centralizzazione amministrativa di Putin.

A. Pankin fa un bilancio negativo delle spinte nazionaliste e separatiste che sono state causa ed effetto della frantumazione dell'URSS.

• P. J. Buchanan, Who lost Russia? [Antiwar]

• F. Hill, Governing Russia: Putin's Federal Dilemmas [Brookings]

• A. Pankin, The Split Consciousness of Separatism [Moscow Times]

 

 

 

Corea del Nord.

Scott Ritter, ex ispettore dell'ONU in Irak, contrappone al metodo del "regime change" quello del rispetto della legalità internazionale, per impedire la proliferazione degli armamenti nucleari.

• S. Ritter, Doomed to Fail [Baltimore Sun]

 

 

Apartheid roads.

Quadri di vita quotidiana nei cosiddetti territori occupati.

• A. Hass, The native's time is cheap [Haaretz]

 

 

 

Il debito estero americano: miti e realtà.

Quando nel 1999-2000 i corsi di borsa dei titoli tecnologici salivano alle stelle, nessun modello classico di valutazione poteva spiegarne i livelli. Fu così che molti analisti inventarono nuovi modelli per giustificare i prezzi. Un esercizio analogo lo compiono Levey e Brown, spiegando perché un'America fortemente indebitata è in realtà virtuosa.
• D. H. Levey - S.S. Brown, The Overstretch Myth [Foreign Affairs]

 

 

Council of Economic Advisers.

Gli economisti del CEA, come gli analisti della CIA, sono superflui.

• B. Bartlett, 'Gaposis' at CEA? [Washnigton Times]

 

 

 

22 febbraio 2005

 

Prospettive bushiane.

P. Krugman da una prospettiva interna, M. Kettle da una prospettiva internazionale arrivano alla stessa domanda: siamo in attesa di un'altra guerra o di un altro attentato terroristico? Il terzo articolo si pone invece una domanda fondamentale, ma non fondamentalista.

• P. Krugman, Wag-the-Dog Protection [NY Times]

• M. Kettle, Bush must decide whether he is ready to be a Bismarck [Guardian]

• P. Ford, What Place for God in Europe? [Christian Science Monitor]

 

 

Libano, altre ipotesi.

Le sfilate dell'opposizione a Beirut e le dichiarazioni di Bush e Chirac aumentano la pressione sulla Siria, indicata responsabile, almeno moralmente, dell'assassinio di Hariri. Margolis contesta la logicità di queste accuse non provate.

• E. Margolis, Was Syria really to blame? [Toronto Sun]

 

 

 

Una maggiore autonomia.

La Corea del Sud, che siede su oltre 200 miliardi di dollari di riserve ed è il quarto creditore a livello internazionale, ha annunciato l'intenzione di diversificare i propri investimenti riducendo la quota denominata in dollari e parcheggiata in titoli pubblici americani. Una strada già percorsa dalla Cina e dalla Russia e che sembra interessare un numero sempre maggiore di paesi, anche quelli che esportano petrolio.

• Dollar nurses broad-based losses in Europe [Reuters]

McCarthy fa il punto sull'Argentina, mettendo in evidenza come un paese, debitore in questo caso, possa avere una scatto di orgoglio e trovare il coraggio e la capacità di far sentire le proprie ragioni al tavolo delle trattative. Se l'Argentina la spunterà, offrirà verosimilmente ad altri paesi un modello su come trattare con quelle istituzioni finanziarie internazionali (leggi Fondo Monetario) che hanno contribuito a trasformare economie ricche di materie prime in debitori permanenti di dollari.

• D. M. McCarthy, Can debtors be choosers? [Foreign Policy In Focus]

 

 

 

21 febbraio 2005

 

Europa - USA.

C'è voglia di riconciliazione tra le due sponde dell'Atlantico, ma le probabilità di una nuova alleanza sono scarse quanto i contributi analitici sulla stampa. Per il punto di vista scettico abbiamo scelto gli articoli di un americano a Parigi, W. Pfaff, e di uno scozzese a New York, N. Ferguson.

• W. Pfaff, Why Bush will fail in Europe [Observer]

• N. Ferguson, Three reasons why the US and Europe won't make up [Guardian]

 

 

Falsi obiettivi.

La democratizzazione manu militari dall'esterno è un modo sicuro per compromettere la lotta per i diritti civili in Iran. Parola di Shirin Ebadi, Premio Nobel e coraggiosa dissidente sul campo.

• S. Ebadi, Attacking Iran would bring disaster, not freedom [Commondreams]

 

 

Dubbi.

Alcuni dicono che Negroponte sia uomo dei neocon - e la prova sarebbe il suo comportamento come ambasciatore all'ONU nei mesi precedenti la guerra all'Irak -, altri dicono che sia un realista, di destra ma senza pregiudizi ideologici. L'autore dell'articolo, un ex analista della CIA, mette la sua nomina a capo dei servizi di intelligence insieme a quelle di Gonzales alla Giustizia e di Chertoff alla Sicurezza Interna. Un'inchiesta del Baltimore Sun del Giugno 1995, rafforza questa interpretazione.

• R. McGovern, Hail, Hail, the Gang's All Here: Negroponte Will Fit Right In    [Truthout]

• G. Cohn e G. Thompson, Unearthed: Fatal Secrets [The Baltimore Sun]

 

 

 

Ancora sul Giappone.

Se le ragioni storiche e strategiche puntano al confronto con la Cina, quelle economiche spingono per l'alleanza. Nel 1997-98 il Giappone guidò il primo tentativo di smarcare le economie dell'Asia Orientale dal Washington Consensus, ma il piano di istituire un Fondo Monetario Asiatico che coordinasse le politiche di sostegno finanziario nell'area al posto di FMI e World Bank fallì per l'opposizione intransigente degli americani in un contesto di crisi economica della regione. Oggi la situazione è radicalmente mutata: i paesi dell'area sono tornati a godere di una crescita economica elevata, i loro scambi commericali sono prevalentemente all'interno dell'area, ma, soprattutto, sono i maggiori creditori internazionali (Cina e Giappone detengono complessivamente quasi il 50% dei titoli di stato americano scambiabili sul mercato). Alan Boyd ritiene verosimile che nei prossimi mesi si tornerà a parlare con maggior insistenza di un'istituzione monetaria regionale, e la ragione principale è che dall'inizio di Febbraio, a capo dell'Asian Development Bank c'è Haruhiko Kuroda, un acuto civil servant giapponese che del piano originale di autonomia finanziaria dal Washingon Consensus fu l'estensore.

• A. Boyd, Asia's answer to the IMF [Asia Times]

 

 

 

18 febbraio 2005

 

Il Giappone mostra i muscoli.

Dopo i gesti simbolici (le visite annuali di Koizumi al memoriale degli eroi della Seconda Guerra Mondiale) e l'invio di truppe in Iraq, a Dicembre la Japan Defense Agency ha presentato un documento in cui - per la prima volta - si parla della Cina come di una minaccia strategica. Ora un altro passo, ancora più significativo: come riporta Faiola sul Washington Post, è verosimile che domani, al termine dei colloqui ministeriali su esteri e difesa in corso a Washington tra americani e giapponesi, Taiwan sarà individuata come un "obiettivo strategico comune". La tensione nell'area sembra destinata a salire, a tutto vantaggio dell'America.

• Anthony Faiola, Japan to join US policy in Taiwan [The Washington Post]

 

 

Le "ninfee" (Lily pads).

E' il nome dato alle basi militari di nuova generazione (Forward Operating Locations). Un piccolo paese, l'Ecuador, cede la propria sovranità in cambio di qualche spicciolo. In questo caso la giustificazione della presenza americana è la War on Drugs, ma nell'articolo, Michael Flynn spiega i veri obiettivi. Nel trafiletto finale, l'autore segnala inoltre la lista dei paesi in cui questo copione è già stato replicato o è in procinto di esserlo.

• Michael Flynn, What's the deal at Manta? [Bulletin of the Atomic Scientists]

 

 

Miracolo della democrazia.

Sarà davvero Chalabi il nuovo primo ministro irakeno? Se l'uomo, per anni al soldo del Pentagono e ritenuto la fonte di tutte le false informazioni che hanno portato alla guerra, otterrà anche solo un incarico di prestigio, può darsi che i problemi di coscienza di Rutelli si attenuino e la prossima volta voti un No più convinto al finanziamento della missione italiana.

• Orly Halpern, "Chalabi set to become Iraq'w PM" [The Jerusalem Post]

 

 

 

17 febbraio 2005

 

Il Libano dopo Hariri.

La voglia di normalità e i giochi per la "democratizzazione" del grande Medio Oriente.

• R. Fisk, The Blame for Harari Hit Falls on Syria  [Counterpunch]

 

 

America Latina.

La coperta è corta anche per gli Stati Uniti, che se coprono il Medio Oriente si scoprono vicino a casa, dove leader determinati ne mettono in discussione l'egemonia.

• J. Leight, Venezuela: Oil-Flush Chávez Begins to Strut His Stuff   [Venezuelanalysis]

 

 

Accountability.

Il costo della guerra in Irak, rispetto ai preventivi. Chi risponde della differenza? Fino a che cifra si vuole arrivare?

• C.V. Pena, $250 Billion and Counting [Reason online]

 

 

 

La guerra paga.

I titoli della difesa USA battono il mercato; effetto 11 settembre, ma soprattutto effetto Iraq.  Gli azionisti ringraziano l'Amministrazione Bush.

• J. K. Galbraith, Boom Times for War Inc. [ECAAR]

 

 

16 febbraio 2005

Libano.

L'assassinio di Hariri riapre drammaticamente il fronte libanese, dove restano irrisolte due questioni: l'occupazione militare siriana e la presenza di 700.000 rifugiati palestinesi. Due questioni sulle quali, nell'analisi di Shahzad, convergono le preoccupazioni di Israele e Stati Uniti, che per la strage hanno subito puntato il dito sulla Siria. La previsione di J. Lobe è che negli Stati Uniti questo fatto rafforzi la posizione dei cosiddetti "regime changers". Nuove rivoluzioni all'orizzonte!

• S. S. Shahzad: Assassination: All Eyes on Syria [Asia Times]

• J. Lobe, Hariri Killing Sure to Bolster US Hawks [AntiWar]

 

 

Guerre stellari.

Un altro esperimento non riuscito.

• S. Bhattacharya, US missile defence test flounders again  [NewScientist]

 

 

 

15 febbraio 2005

 

Spese militari.

Lo stanziamento di 82 miliardi di dollari chiesto dal presidente americano è una conferma della prassi per cui le spese di guerra non sottostanno al vaglio parlamentare, se non formalmente. Passo primo: nel budget della Difesa presentato al Congresso a fine gennaio, la Casa Bianca mette solo il 25% di quello che prevede di spendere per le guerre in corso. Passo secondo: a sole due settimane dalla presentazione del budget, la Casa Bianca chiede una "emergency appropriation" per il restante 75% delle spese. Passo terzo: la misura, che è una sorta di decreto legge, verrà sottoposta al vaglio di una commissione parlamentare (House Appropriations Committee), il cui parere non sarà sostanzialmente discusso, né modificato dalla camera (è già successo in tutti i casi precedenti). E' verosimile che la misura non abbia parere favorevole in commissione? No, anche perché i principali finanziatori della campagna elettorale del presidente della commissione stessa, Jerry Lewis della California, sono le industrie del settore della difesa...

• J Weisman, President Requests More War Funding [Washington Post]

• Who gets: Jerry Lewis (R-CA) [Opensecrets.org]

 

Georgia.

La morte forse non accidentale del primo ministro Zhvania riporta l'attenzione su un paese che dopo un assalto al parlamento e una verniciata di democrazia ripropone i soliti vizi autoritari, ma in chiave antirussa.

• R. Gente, A Georgian Crisis of Confidence [Moscow Times]

 

 

Una bella domanda...

E' quella che si pone l'autore: se i leader dell'ebraismo americano non presero iniziative per salvare gli ebrei europei dallo sterminio, perché avrebbero dovuto i non - ebrei?

• B. Kook, Stop blaming the non-Jews alone [Haaretz]