29 aprile 2005
Incontri e scontri in Asia.
Il premier
giapponese Koizumi va in India, sembrerebbe più per non essere da meno
degli americani e dei cinesi che per offrire alleanze o cooperazioni di ampio
respiro (primo link e Contropagina 8 Aprile). A Pechino è invece
arrivato il leader del Kuomintang, principale partito di opposizione a Taiwan,
e qui gli sviluppi potrebbero essere importanti: obiettivo non dichiarato degli
incontri ai massimi livelli potrebbe essere l'accordo di pace tra il partito
comunista e il partito nazionalista, un fatto storico che metterebbe fine in
maniera formale alla guerra civile e farebbe segnare un colpo diplomatico non
da poco alla Cina (secondo link e terzo link - per un commento più
esteso sul tema: Contropagina del 5 e 6 Aprile).
• A. Gentleman, Koizumi in India to strenghten
ties [International Herald Tribune]
• China Daily, CPC, KMT reportedly to end
hostilities formally [Xinhua]
• Reuters, Chronology - Key events in
Taiwan-China links [Alertnet / Reuters]
Si sta invece
nuovamente scaldando il fronte coreano. E' l'opinione di Bruce Brugner, che
dalle colonne dell'Asia Times indica nel mese di Giugno il periodo più
favorevole - si fa per dire - ad una resa dei conti tra Stati Uniti e Corea del
Nord sulla questione degli armamenti nucleari posseduti - forse - da
quest'ultima. Un'accelerazione da parte americana che prenderebbe le vesti di
una richiesta di intervento del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Infatti Jude
Wanniski e Gordon Prather, il primo economista e il secondo esperto di
armamenti nucleari ma entrambi di ambiente repubblicano e internazionalisti,
entrano nel merito della questione, ripercorrono i fatti che hanno preceduto la
stallo attuale e i protagonisti che li hanno animati, e spiegano infine qual
è l'obiettivo a cui mirano gli Stati Uniti: niente guerra, ma neanche
trattative, invece un bel po' di sanzioni. Anne Wu, in un articolo apparso sul
The Washington Quarterly, analizza la difficile posizione della Cina, stretta
tra gli obblighi di un trattato militare di difesa della Corea del Nord
risalente al 1961 e il desiderio di evitare anche il solo emergere di tensioni
nell'area "perchè distraggono attenzione e forze dal principale
obiettivo della politica estera cinese": essere al servizio della crescita
economica del paese.
• B. Klingner, June seen as North Korean
meltdown point [Asia Times]
• J. Wanniski, Another war in North Korea?
[Wanniski]
• G. Prather, A radical change in North Korea
policy [Antiwar]
• A. Wu, What China whispers to North Korea
[The Washington Quarterly]
Governicchio
irakeno.
E' come mettere una volpe di guardia a un pollaio: la battuta,
riportata dalla Reuters, è di un esperto del Medio Oriente e si
riferisce a Chalabi, il vice-premier del nuovo governo irakeno, al quale
è stato dato l'interim per il petrolio. La lista che
il primo ministro Jaafari, a tre mesi dalle elezioni, ha presentato
al parlamento è infatti incompleta e ciò conferma le
divisioni e le tensioni all'interno dello schieramento favorevole alla
collaborazione con le forze di occupazione. Divisioni e tensioni che
indebolendo il governo contribuiscono alla verosimiglianza del modello
palestinese proposto da Niv Gordon, secondo il quale le elezioni e quindi un governo
rappresentativo rendono più efficiente l'occupazione riducendone i
costi e permettendole di concentrarsi sul controllo delle risorse. A tale
fine, meglio se ministeri chiave come quello del petrolio sono in mano ad
"amici" (in questo caso di lunga data).
Agli intrighi tra le fazioni del fronte collaborazionista e alle
prospettive del paese è dedicato l'articolo di Pepe Escobar, che
conclude mettendo in evidenza il crescente ruolo delle milizie. L'appoggio di
cui queste godono da parte del Pentagono fa pensare all'autore che
gli americani intendano giocare la carta della guerra civile per venire a capo
della resistenza.
Infine Steele e Jamail propongono di riconoscere a Fallujah il
titolo di Guernica degli anni 2000. Un riconoscimento di cui gli abitanti della
città distrutta avrebbero fatto volentieri a meno e che gli inglesi
invece farebbero bene a ricordare quando andranno a votare.
• T.
Doggett,
U.S. Experts Voice Concerns Over Iraq Oil Minister [Wired/Reuters]
• T. N. Gordon, Outsourcing
the occupation [Haaretz]
• P. Escobar, Iraq's
hostage cabinet [Asia Times]
• J. Steele -
D. Jamail,This is our Guernica [Guardian]
28 aprile 2005
Venezuela e Ecuador: un finto parallelo?
Le quattro tappe del
viaggio sudamericano di Condoleeza Rice hanno il duplice scopo di consolidare
le alleanze (Colombia e El Salvador) e sondare la disponibilità dei
governi di centro-sinistra meno schierati (Cile e Brasile) ad un efficace
"contenimento" del Venezuela, reo di adottare politiche economiche e
sociali in aperto contrasto con quelle propugnate dagli Stati Uniti (primo
link). Il tutto con l'appoggio incondizionato dei reporter d'assalto dei
principali media americani - di cui Juan Forero del New York Times è un
valido esempio - che, non contenti della figuraccia rimediata dopo mesi di
false accuse all'Iraq di Saddam Hussein (allora era Judith Miller), adesso ci
riprovano con il Venezuela di Hugo Chavez, come racconta Jorge Martin su ZNet.
• BBC, Rice seeks Latam democracy drive
[BBC News]
• J. Forero, US considers
toughening stance toward Venezuela [The New York Times]
• J. Martin, Venezuela ends
military exchange programme with the United States [ZNet]
Questo viaggio sarà anche utile per valutare la
reazione dei peasi sudamericani alle recenti vicende dell'Ecuador. Sulla costa pacifica
di questo paese, a Manta, l'America ha un'importante "ninfea",
cioè base militare di nuova generazione (Contropagina 18 Febbraio). La
settimana scorsa il presidente dell'Ecuador Gutierrez è stato destituito
e il nuovo governo, presieduto dal suo vice Palacio, ha fatto subito promessa
di adottare politiche "alla Chavez". Delle dubbie credenziali di
Palacio sembrano tutti convinti, governi e analisti, come sostengono Birns e
Schaffer del COHA. Ma è Jesus Rivas, che in un pezzo tanto lucido quanto
appassionato, sembra fare l'analisi più convincente: il copione del
"presidente cattivo" sostituito dal "vicepresidente buono"
è già stato recitato molte altre volte con l'obiettivo di
fuorviare le proteste della popolazione. Di più: ci sono molti elementi
che invece accomunano questo cambio della guardia al tentativo di sostituzione
di Chavez dell'Aprile 2002. E il mancato riconoscimento del nuovo governo da
parte americana sarebbe solo la prova di quella cautela che l'amministrazione
Bush non ebbe in quell'occasione.
• L. Birns e S. Schaffer, The next domino to
fall? With a freshly -minted president, Ecuador could be the next member of the
Latin America's new left coalition [Council On Hemispheric Affairs]
• J. A. Rivas, Comparing Ecuador and Venezuela:
similar opposition, very different governments [Venezualeanalysis]
Putin in Israele...
e gli ebrei in Russia, verrebbe da dire dopo la lettura
dell'articolo del Times. La visita di Putin è sicuramente più
apprezzata dalla comunità ebraica in Russia di quanto non lo sia dagli
israeliani. Oltre a ricordare che la Russia c'è, questo viaggio ha
dunque un significato importante per la politica interna di Putin.
• J. Page,
Once desperate to leave, now Jews are returning to Russia, land of opportunity
[The Times]
• Putin rejects
criticism by his Israeli hosts [IHT/AP]
Benedetto XV e W. Wilson.
Il nome scelto da papa Ratzinger riporta l'attenzione su un
momento cruciale della storia europea e mondiale:
Ai risultati disastrosi per l'Europa e per il mondo del
proseguimento della guerra e alle lezioni per l'oggi è dedicato il libro
di Jim Powell "Wilson's war: how Woodrow Wilson's great blunder led to
Hitler, Lenin, Stalin and World War II". Nella sua essenziale recensione,
P. Craig Roberts sottolinea la vicinanza della propaganda wilsoniana a
quella dei governi americani di oggi. Il filo conduttore è
costituito dal goffo tentativo di sottrarre la politica al regno della
necessità per consegnarla a quello della morale (nel quale gli Stati
Uniti sono ovviamente campioni). L'interesse degli studiosi americani per
Wilson nasce dunque dall'opposizione (o dal sostegno) all'America
imperiale che ha avuto in lui il padre fondatore.
• T. Fleming, The Significance of Pope Benedict
XV [HNN]
• P. C. Roberts, Call Me
Unaccountable: Woodrow Wilson and George Bush [AntiWar]
27 aprile 2005
Blair visto da sinistra.
Si avvicina
l'appuntamento elettorale in Gran Bretagna (5 Maggio) e i sondaggi danno al New
Labour un vantaggio confortante. Grazie al sistema elettorale uninominale,
questo vantaggio dovrebbe tradursi in una maggioranza di seggi ancora
più ampia, nonostante si preveda un astensionismo in crescita dal 40%
registrato nel
• Sondaggi sulle elezioni 2005 [BBC]
• S. Watkins, A weightless hegemony
[New Left Review]
• B. Sedgemore, I urge anyone to give Blair a
bloody nose at the election [Commondreams / The Independent UK]
• R. Gott, The prime minister is a war criminal
[Guardian]
Menzogne e verità.
Le menzogne
sull'esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq sono state
definitivamente smascherate dalle oltre 1.000 persone mandate invece a
raccogliere le prove della loro esistenza, l'Iraq Survey Group, guidato - negli
ultimi mesi - da Charles Duelfer. L'ultima conferma è di pochi giorni
fa, con una raccomandazione: liberare tutti i prigionieri ingiustamente
arrestati a tal fine.
• AP, CIA's final report: no WMD found in Iraq [MSNBC News]
• Special Advisor to
the Director of Central Intellingence on Iraq's WMD, Comprehensive Report [CIA]
Del fatto che
né le forze della coalizione né quelle irachene riescano a
mitigare la resistenza interna, avevamo già parlato qualche tempo fa
(Contropagina 19 Aprile). Ora è lo stesso capo della Forze Armate
americane ad ammetterlo. Con una postilla di Rumsfeld: è un problema
degli iracheni, mai pensato che gli americani lo avrebbero potuto o dovuto
risolvere.
• AFP, US admits Iraq insurgency undiminished
[ABC News]
+360%:
è il tasso di crescita dei casi di terrorismo in tutto il mondo tra il
2004 e il 2003 (625 casi contro 175). Un dato che, come spiega Ivan Eland, il
Dipartimento di Stato avrebbe dovuto pubblicare nel suo rapporto annuale
"Pattern of global terrorism", documento obbligatorio per legge dal
1985, e che invece non uscirà. La ragione? Il numero dei nuovi casi era
inaccettabile per chi sostiene i meriti e i successi della "global war on
terrorism"; così la Rice ha richiesto di cambiare la metodologia di
calcolo. E di fronte al rifiuto opposto dagli analisti dell'anti-terrorismo di
prestarsi all'ennesima falsificazione delle prove, i vertici del Dipartimento
di Stato non hanno trovato altra via che rinunciare alla pubblicazione del
documento. Senza dati, i fatti non sussistono.
• I. Eland,
Evidence that the US may be losing the Global War on Terror [The Independent Institute]
26 aprile 2005
Piccola politica.
Il 10 maggio si
terrà a Mosca un vertice Unione Europea - Russia. Dovrebbero essere
firmati nell'occasione gli accordi concernenti i cosiddetti "quattro spazi
comuni": economia, libertà di movimento e giustizia, sicurezza e
cultura. Le fonti energetiche russe stimolano l'Europa a cercare di superare le
difficoltà residue. Difficoltà che nascono in parte dalla
percezione dei russi di essere trattati alla stregua della Moldavia o del
Marocco, ai quali vengono proposti accordi di buon vicinato. La corrispondenza
di Radio Free Europe dà voce agli ambienti europei che causano tale
percezione: sono anonimi, ma anche se si chiamassero Solana non cambierebbe
l'impressione di una politica estera europea piccola piccola e incapace di
smarcarsi dal controllo americano.
Intanto Putin prende
ulteriormente le distanze dall'era Eltsin affermando che il crollo dell'URSS
è stato una catastrofe. Il tono non è però nostalgico,
come non è in discussione la scelta del mercato e della democrazia.
L'Europa farebbe bene a valutare con attenzione le sue parole e a incoraggiarlo
con un'apertura di credito politico.
• Russia wants special
status from EU [Novosti]
• A.
Lobjakas, Russia: hopes dim for EU partnership with Moscow [Radio Free Europe / Radio LIberty]
• Putin
deplores collapse of USSR [BBC]
• H.
Pavliva, Putin to raise wages, end 'tax terrorism' to aid GDP [Bloomberg]
Alla reazione di
Putin alle cosiddette rivoluzioni di velluto è dedicato il commento di
B. Kagarlitsky. La sua opinione è che i nuovi regimi di Ucraina,
Georgia, ecc, non siano diversi dai precedenti sotto il profilo dell'influenza
americana: Kuchma ha mandato truppe in Irak, Shevarnadze ha fatto arrivare
istruttori militari americani nel Caucaso. Perché dunque Putin
l’ha presa così male? Più facile spiegare il comportamento
di Washington...
Anche la Pravda
invita a sdrammatizzare sulle intenzioni ostili dei paesi post-sovietici. Lo fa
notando che il GUUAM, l'associazione di Georgia, Ucraina, Uzbekistan,
Azerbaijan e Moldavia, si è riunito il giorno del compleanno di Lenin e
l'ospite, il Presidente moldavo, ha trovato il modo di portare un mazzo di
fiori al monumento del leader della rivoluzione d'ottobre.
• B.
Kagarlitsky, Riding a tiger [Znet]
• V. Bubnov, Political
associations of post-Soviet states unable to become opposition to Russia [Pravda]
Kossovo avvelenato.
Dopo
aver legittimato la separazione di fatto del Kossovo in seguito ai
bombardamenti non autorizzati della NATO e dopo aver favorito le organizzazioni
secessioniste con la presa di posizione a favore dell'indipendenza, ecco un
altro esempio che dimostra la censurabilità della missione dell'ONU.
• P.
Polansky, Kosovo: poisoned camps for the Gypsies [The International Herald Tribune]